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Il silenzio delle innocenti

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IL SILENZIO DELLE INNOCENTI

 

 

 

Il dolore dentro, acuto come una lama di coltello.

La paura dentro, che ti blocca ogni flusso di vita come una freccia al curaro.

La rabbia dell’impotenza dentro, che t’impregna come la sabbia beve l’onda del mare.

Il terrore negli occhi dentro, impresso come una fotografia indistruttibile. Tutto è murato dentro di te e il ricordo di quello che ti è accaduto ti accompagnerà per sempre, impedendoti di vivere serena.

E come potresti? La tua vita è finita quel giorno, in quello stesso attimo in cui hai provato quelle sensazioni: dolore, paura, rabbia, impotenza, ed infine vergogna e senso di colpa.

Violentata, violentata ancora anche da te stessa, perché forse potevi evitarlo, e non lo hai fatto; perché avresti dovuto reagire, e non lo hai fatto; o ancora perché forse lo hai provocato, e questo pensiero ti tormenta, credendo in cuor tuo d’averlo fatto.

Sei morta quel giorno e non riesci a sopportare di continuare a vivere portandoti ancora addosso l’odore del tuo violentatore.

Il tuo corpo ti costringe a vivere, nonostante tutto.

Le tue labbra sorridono, nonostante tutto.

Le tue mani accarezzano, nonostante tutto, ma dentro di te sai che qualcosa è cambiato, che non sarai mai più la stessa e che mai più ritornerai ad essere quella di prima.

Seppellisci il dolore e il male che ti hanno inflitto nel tuo sarcofago, colorandolo come gli Egizi d’oro e di blu, ma per te i colori non esistono più. Fingi di vivere, interpretando i ruoli che la vita, di volta in volta, t’impone: figlia, moglie, madre. Reciti una parte puntando all’Oscar, impegnando tutta te stessa per dimenticare.

A volte ci riesci, a volte no. L’onda del dolore ti travolge, soffocandoti tra le sue spire. Basta un nulla per infrangere il delicato cristallo che ti separa dal passato: una scena violenta in un film, la mano del tuo uomo un po’ troppo pesante; a volte è sufficiente un respiro per far crollare quella sottile lastra.

Allora ti chiudi in un angolo della casa e cominci a piangere, a piangere e a piangere ancora, anche se credevi di non avere più lacrime, anche se ti eri promessa di non farlo più, anche se avevi cercato di congelare dentro di te il dolore con la speranza di non farlo più tornare a galla.

Ma lui, inesorabile e spietato, ritorna, riaffiorando come un pesce morto in uno stagno, inabissandoti ancora una volta nel baratro del silenzio.

 

 

                                                                                           Patrizia Targani Iachino

Ultimo aggiornamento (Domenica 27 Dicembre 2009 17:41)

 

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