Era stato un dèmone
L'aspetto era sempre quello di un demonio: occhi arrossati, zigomi appuntiti, labbra esili piegate in un ghigno superfluo e quelle due piccole protuberanze, che sollevavano leggermente i disordinati capelli, ispidi come il pelo delle capre, ma l'animo aveva avuto un tracollo improvviso che gli stava cambiando lo sguardo.
La cosa che faceva impazzire tutti i diavoli, nemmeno uno escluso, era la diceria che loro non avessero accesso alla sfera spirituale.
Ma di che accesso si sparla? Di che palla era fatta sta sfera? Cos'era spirituale, la stupidità dei perdenti, forse?
E in questa certezza il popolo degli inferi strideva i denti, digrignando la rabbia della quale era fatto.
Credere che l'essenza dell'universo, del quale Lucifero era l'indiscusso padrone, si dovesse risolvere nel niente sacrificale lo rendeva folle d'ira, perché se così fosse stato allora ogni dèmone sarebbe diventato non solo il servo inconsapevole di questo supposto e fantasioso "bene" finale, ma addirittura sottomesso alla possibilità di una redenzione, se davvero l'inesistente e unico Dio misericordioso avesse dovuto essere assoluto.
Di questa consapevolezza, arrossata di sangue innocente, anche il nostro demonio era intriso, e non si capacitava del perché un pensiero lo stava tormentando.
Come era possibile che la moltitudine di eoni, trascorsi dalla sua nascita infuocata, non lo avesse messo al sicuro dalla caduta in quella corruzione che ancora gli sembrava impossibile a realizzarsi?
Come mai non aveva notato prima quella piccola quanto maledetta contraddizione?
Tutti, negli inferi, conoscevano la legge duale che disordinava il mondo, bisognava essere ciechi o non avere le corna per ignorarne il senso, eppure quel significato adesso aveva preso, ai suoi occhi, una direzione odiosa, almeno per il suo credere.
Se era vero, come gli avevano insegnato, che il bene era solo una distorsione del male e il male una distorsione del bene, e che per entrambi la lotta costituiva il destino finale, perché esisteva una sola solidità distorta che si opponeva all'inconsistenza di un mistero afflitto dalla superbia di credersi assoluto... allora non avrebbe potuto esserci altro diverso dalla guerra, e la pace sarebbe stata solo un esile e traballante intervallo tra le guerre. Per questo e altro ancora lui ora si chiedeva perché la caduta si realizzava dall'alto verso il basso e non al contrario. Il dubbio si era infilato come una spina velenosa che dava una dimensione diversa a quella che adesso gli appariva come un'ignobile e volgare filastrocca che si canta ai piccoli diavoli per non farli dormire, mentre in realtà ha lo scopo di non volerli destare:
Nostro Padre Lucifero non credette a quel cielo, silenzioso e maledetto, vero com'è un cimitero, e per questo si gettò da quel vuoto cupo e nero. Non dormire demonietto se no io ti spingo su e se dormi, maledetto, gli occhi tu non li avrai più. Resta in basso sei un eletto tu non precipiterai, chiudi il cuore in un cassetto così non soffrirai mai.
Chi poteva ancora dire, dopo avere avuto l'incubo del dover considerare la necessità di leggi nell'universo, che non ci dovesse essere un principio ordinatore dal quale tutto si complicava precipitando giù?
Qual era l'imbroglio che mostrava azzurro un cielo cupo e ombroso, gelido e ostile? Era quell'imbroglio il Dio dei perdenti?
E se fosse vero che il mondo, solido e strisciante, è costituito dall'inversione di una realtà non toccata dalla divisione prodotta dall'allontanamento dalla perfezione, lui cosa avrebbe potuto fare di diverso dal suo vivere dilaniando ciò che gli si avvicinava?
Perché i dèmoni non riuscivano a sapere cosa fosse l'amore, né avrebbero mai perso la vita per salvare quella di altri demoni?
Una cascata di questioni lo stava martoriando, sgorgando da una sorgente sconosciuta che gli imponeva di spingere la sua, fino a quel momento logica spiegazione della furia del mondo, alle sue estreme conseguenze che quell'ira avrebbero placato.
Come sarebbe riuscito a vivere tra i suoi rabbiosi fratelli in quella nuova condizione nella quale il chiedersi dell'esistenza avrebbe condotto alla "Non esistenza"?
Ora gli era chiara la ragione per la quale Dio non esisteva, allo stesso modo del motivo per il quale Lucifero era il padrone di un'illusione che aveva bisogno di lui per esaurirsi nella perfezione centrale che non si mostrava ai demoni.
Dio era più dell'esistenza, costituendone la causa, e l'esistere non avrebbe potuto scalfirlo come il fuoco non può incenerire il calore che lo genera.
Ormai non avrebbe più potuto nemmeno uccidersi, perché il male prodotto dalla caduta che allontana dal Centro è asservito al ritorno allo stesso Centro, in questo vorticare immane del vortice universale.
Adesso capiva il trucco di una creazione che era una perdita di sé, intuiva il senso di un soffrire che lui aveva sempre rifiutato, buttandolo per alimentare un fuoco privo di luce.
L'orrore per questa redenzione lo accendeva di un altro fuoco che, finalmente, lo illuminava invece di bruciare.
Che cosa assurda per un dèmone accorgersi, improvvisamente, di essere più di quanto aveva mai pensato di poter essere, e meno di ciò che, un tempo lontano, gli aveva guadagnato la maledizione del non poter considerare la Verità, irraggiata dal Mistero innominabile e senza tempo.
Lacrime di felicità non riuscirono a offuscargli la vista delle fiamme attorno a sé che si spegnevano, nella luce della sua nuova consapevolezza.
In mezzo a quella fredda cenere ora avrebbe lottato, nel silenzio luminoso che il Mistero sacro aveva donato al suo, ora acceso, sguardo interiore.
La cosa che faceva impazzire tutti i diavoli, nemmeno uno escluso, era la diceria che loro non avessero accesso alla sfera spirituale.
Ma di che accesso si sparla? Di che palla era fatta sta sfera? Cos'era spirituale, la stupidità dei perdenti, forse?
E in questa certezza il popolo degli inferi strideva i denti, digrignando la rabbia della quale era fatto.
Credere che l'essenza dell'universo, del quale Lucifero era l'indiscusso padrone, si dovesse risolvere nel niente sacrificale lo rendeva folle d'ira, perché se così fosse stato allora ogni dèmone sarebbe diventato non solo il servo inconsapevole di questo supposto e fantasioso "bene" finale, ma addirittura sottomesso alla possibilità di una redenzione, se davvero l'inesistente e unico Dio misericordioso avesse dovuto essere assoluto.
Di questa consapevolezza, arrossata di sangue innocente, anche il nostro demonio era intriso, e non si capacitava del perché un pensiero lo stava tormentando.
Come era possibile che la moltitudine di eoni, trascorsi dalla sua nascita infuocata, non lo avesse messo al sicuro dalla caduta in quella corruzione che ancora gli sembrava impossibile a realizzarsi?
Come mai non aveva notato prima quella piccola quanto maledetta contraddizione?
Tutti, negli inferi, conoscevano la legge duale che disordinava il mondo, bisognava essere ciechi o non avere le corna per ignorarne il senso, eppure quel significato adesso aveva preso, ai suoi occhi, una direzione odiosa, almeno per il suo credere.
Se era vero, come gli avevano insegnato, che il bene era solo una distorsione del male e il male una distorsione del bene, e che per entrambi la lotta costituiva il destino finale, perché esisteva una sola solidità distorta che si opponeva all'inconsistenza di un mistero afflitto dalla superbia di credersi assoluto... allora non avrebbe potuto esserci altro diverso dalla guerra, e la pace sarebbe stata solo un esile e traballante intervallo tra le guerre. Per questo e altro ancora lui ora si chiedeva perché la caduta si realizzava dall'alto verso il basso e non al contrario. Il dubbio si era infilato come una spina velenosa che dava una dimensione diversa a quella che adesso gli appariva come un'ignobile e volgare filastrocca che si canta ai piccoli diavoli per non farli dormire, mentre in realtà ha lo scopo di non volerli destare:
Nostro Padre Lucifero non credette a quel cielo, silenzioso e maledetto, vero com'è un cimitero, e per questo si gettò da quel vuoto cupo e nero. Non dormire demonietto se no io ti spingo su e se dormi, maledetto, gli occhi tu non li avrai più. Resta in basso sei un eletto tu non precipiterai, chiudi il cuore in un cassetto così non soffrirai mai.
Chi poteva ancora dire, dopo avere avuto l'incubo del dover considerare la necessità di leggi nell'universo, che non ci dovesse essere un principio ordinatore dal quale tutto si complicava precipitando giù?
Qual era l'imbroglio che mostrava azzurro un cielo cupo e ombroso, gelido e ostile? Era quell'imbroglio il Dio dei perdenti?
E se fosse vero che il mondo, solido e strisciante, è costituito dall'inversione di una realtà non toccata dalla divisione prodotta dall'allontanamento dalla perfezione, lui cosa avrebbe potuto fare di diverso dal suo vivere dilaniando ciò che gli si avvicinava?
Perché i dèmoni non riuscivano a sapere cosa fosse l'amore, né avrebbero mai perso la vita per salvare quella di altri demoni?
Una cascata di questioni lo stava martoriando, sgorgando da una sorgente sconosciuta che gli imponeva di spingere la sua, fino a quel momento logica spiegazione della furia del mondo, alle sue estreme conseguenze che quell'ira avrebbero placato.
Come sarebbe riuscito a vivere tra i suoi rabbiosi fratelli in quella nuova condizione nella quale il chiedersi dell'esistenza avrebbe condotto alla "Non esistenza"?
Ora gli era chiara la ragione per la quale Dio non esisteva, allo stesso modo del motivo per il quale Lucifero era il padrone di un'illusione che aveva bisogno di lui per esaurirsi nella perfezione centrale che non si mostrava ai demoni.
Dio era più dell'esistenza, costituendone la causa, e l'esistere non avrebbe potuto scalfirlo come il fuoco non può incenerire il calore che lo genera.
Ormai non avrebbe più potuto nemmeno uccidersi, perché il male prodotto dalla caduta che allontana dal Centro è asservito al ritorno allo stesso Centro, in questo vorticare immane del vortice universale.
Adesso capiva il trucco di una creazione che era una perdita di sé, intuiva il senso di un soffrire che lui aveva sempre rifiutato, buttandolo per alimentare un fuoco privo di luce.
L'orrore per questa redenzione lo accendeva di un altro fuoco che, finalmente, lo illuminava invece di bruciare.
Che cosa assurda per un dèmone accorgersi, improvvisamente, di essere più di quanto aveva mai pensato di poter essere, e meno di ciò che, un tempo lontano, gli aveva guadagnato la maledizione del non poter considerare la Verità, irraggiata dal Mistero innominabile e senza tempo.
Lacrime di felicità non riuscirono a offuscargli la vista delle fiamme attorno a sé che si spegnevano, nella luce della sua nuova consapevolezza.
In mezzo a quella fredda cenere ora avrebbe lottato, nel silenzio luminoso che il Mistero sacro aveva donato al suo, ora acceso, sguardo interiore.


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