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Assemblea straordinaria

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Era tutto il giorno che trasportava chicchi e semi senza interruzione, le piaceva fare bella figura con le sue compagne, e per questa ragione non si riposava mai, se non quando le sue zampine perdevano la coordinazione. Oggi avrebbe terminato anzitempo di lavorare, e questo la rendeva felice perché poteva discutere con le sue amiche di cose importanti. Questa sera avrebbe avuto luogo la annuale assemblea straordinaria, dove si sarebbe discussa la validità, che è anche superiorità, del punto di vista degli appartenenti al formicaio più popolato che formicolava disturbato, nella discarica umana di una cittadina dal nome troppo difficile per essere pronunciato, per intero, da un insetto.

Si sa, non c'è essere al mondo che non abbia il suo punto di vista particolare sul perché e il percome si debbano portare pesi, ininterrottamente e scavalcando odiosi ostacoli,  rischiando nel contempo quella vita il cui unico scopo apparente era quello di poterla perdere. Nessun insetto era del tutto certo che sarebbe stata una disgrazia lasciare un esistere così faticoso, e questo sarebbe stato proprio quello di cui si sarebbe dovuto dibattere nella grande assemblea annuale.

C'erano state, nella storia del formicaio, innumerevoli assemblee, e mai in nessuna di queste era stata raggiunta una completa assicurazione che il destino del formicaio, in conformità al volere della propria Regina, fosse allineato armonicamente al destino dell'universo attraverso la comprensione delle ragioni che ne decretarono il suo inizio. Però, in compenso, alcuni punti fermi erano stati raggiunti e consolidati dai saggi: il primo fra tutti era che non ci sarebbe stato perdono per i formichieri.

 

Accatastato l'ultimo semino nel granaio, la formica si diresse verso la grotta grande, accodandosi mansueta nella fila doppia che ricordava il rammendo zigzagato di una spaccatura nella roccia. Sperava di essere più fortunata dell'ultima assemblea, alla quale non aveva assistito perché tutte le formiche, disordinate in grande ressa nella caverna, non le avevano lasciato un angolino libero dove sbadigliare in pace.

Questa volta si era preparata per tempo e si era pure tenuta un pezzo di chicco di grano dorato per ungere il cattivo carattere dei guardiani dell'anfiteatro, nel quale avrebbe persino potuto accaparrarsi un sasso, se le fosse andata liscia, in una delle prime tra le ottocentomila file di gradinate.

Così si dispose, piena di speranza, a concentrarsi su uno dei più grandi problemi irrisolti da tutti i popoli delle galassie che punteggiano l'universo attraverso spirali a forma di punto di domanda sempre lì, bene in vista, nel cielo e nella mente di quasi tutti gli esseri senzienti, umani esclusi.

 

Una volta entrata la formica si accomodò (si fa per dire) su uno dei gradini che consentivano la visione del "Grande Scranno" centrale, dal quale si sarebbe eventualmente esposto alla discussione il pensiero degli attempati e saggi formiconi, assieme a quello delle loro un po' meno sagge e petulanti consorti.

 

Terminate che furono le presentazioni di rito che occuparono, come era d'uso nella tradizione assembleare, i tre quarti del tempo a disposizione, la Metaformica Madre introdusse la questione ancora irrisolta con queste parole:—Così come il Presunto Padre di tutti i formicai della discarica ci ha chiesto, io chiedo di venire accanto a me, qui sul Grande Scranno, a chiunque di voi abbia sognato la vera Verità—.

 

Il solito brusio inconcludente si diffuse, mischiato al fregolismo dei pensieri, perché si sapeva in anticipo che nessuno si sarebbe presentato lì, rischiando di dire minchiate, dal momento che poi il giudizio democratico della massa di insetti avrebbe anche potuto decidere per una pena di morte istantanea, da comminare a coloro che non fossero stati esaustivi in relazione alla "Grande Questione irrisolta" del: Da dove veniamo, Chi siamo e Dove andiamo.

 

Agli anziani del formicaio, che non sapevano della avvenuta sostituzione con lampadine a basso consumo, nei lampioni che circoscrivevano quell'immondezzaio a cielo aperto, la conseguente variazione di colore che avevano assunto gli astri nel cielo pareva un segno malevolo, ma davvero nessuno si sarebbe aspettato che una formichina alzasse la sua esile zampa per proporre all'Assemblea la propria visione, stellata dal dolore del chiedersi.

 

Il primo ondeggiamento della massa, brulicante deprecazione, si assestò in un moto d'impazienza e a tutti sembrò sospetto il tanto tempo impiegato per schiarirsi la voce che quell'insetto, aspirante suicida, gettò all'apprensione generale.

 

Finalmente, senza nemmeno uno stridio, la vocina si risolse a chiedere alla platea fremente:—C'è qualcuno qui che pensa ci sia un qualsiasi evento nel mondo che non abbia una ragione di essere?—

 

—Certamente!— rispose una voce marziale, che doveva appartenere al vecchio Re, deposto perché trovato a formicare con una brunetta, piccola e sporcacciona, nel disprezzo della dignità delle sue trentottomila deluse concubine legali.

 

La formichina finse di non sentire e continuò imperterrita

—Qualcuno tra i presenti o tra gli assenti pensa di non avere una madre e un padre?—

Il silenzio scese implacabile tra gli astanti, perché nessuno conosceva i propri genitori, che si erano persi nella tracciatura impedita dal miscuglio di uova accatastate a casaccio, eppure lì in mezzo, tutti, anche i più tonti sospettavano, o almeno speravano, di avere un padre e una madre.

 Rincuorata dall'incantamento di tutti quegli occhi stupiti, l'intenzione della formica si rinvigorì della sensazione di conoscere la direzione che avrebbero dovuto avere tutte quelle zampine, sperdute dall'inadeguatezza del tempo col quale, cervelli immaturi, ne scandivano i passi incerti.

 

—Anche i vostri genitori sono stati generati da padri e madri, e pure tutti i loro antenati—

Questa volta il sospetto che un centro fosse vicino generò un consenso unanime in tutta quella platea senza genitori certi.

—Ebbene! Chiediamoci il nome dei primi genitori, primordiali antenati di tutti i formicai dell'universo intero!

—Lì troveremo la risposta al Grande Quesito!—

 

Un formicolare monotono vibrò per tutto l'anfiteatro, e un lancio di schegge di semi d'anguria oscurò l'aria.

Non si aspettò nemmeno la votazione popolare per mettere a morte un'altra blasfema bestemmiatrice, e ancora l'idea che il tutto nasce dal niente si impose quasi sicura, crescendo sempre più sul sangue degli innocenti.

 

 

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