Morte ...
Quando senti che non cè la fai più, prendi un foglio ed una penna e scrivi ciò che ti viene in mente ...
Potrbbe essere divertente scoprire il modo in cui saresti morto ...
E' iniziai a rompere tutto ciò che precedentemente avevo messo in ordine. Sfasciai ogni cosa, senza ragione alcuna.
Poster che finivano in frantumi, calendari spogliati dei loro giorni, pelusche privati della loro ovatta e giocattoli divisi a metà.
Tutto mi appariva buio. come un bambino che gattona in una stanza buia.
Percepivo le mie forze abbandonarmi, mentre delle piume d'oca mi avvolgevano. Probabilmente dovevo aver scuoiato il cuscino di mio fratello, essendo quello più vicino.
Ricordo che ero sola in casa, apparte il cane che, saggiamente, si era rifugiato sotto il letto dei miei.
Regnava una singolare calma, perfino nel palazzo e quelli intorno. L'unico disturbo erano le mie incessanti grida.
Qunado, dopo un pò, il lume della ragione iniziò a fare capolino da quel piccolo angolo della mia mente, fui sorpresa dal fatto che non udivo bussare alla porta per il fracasso procurato a quell'ora pomeridiana e nel non udire alcuna sirena di pattuglia, chiamata da uno di quegli avvoltoi che dimoravano in quel Rione.
Mi guardai intorno, notando il macello che vi era intorno a me.
Ora, regnava un silenzio divino. Credetti, per un attimo, di essser diventata sorda, ma la presenza di un flebile suono, lanciato dalle mie labbra, arrivò al mio udito.
Compresi di non essere sorda. Tuttavia, compresi anche di non avere più voce e che, se provavo a proferir parola, un lacerante bruciore percorreva la mia gola, come se volesse strozzarmi.
Era tutto così strano e, come al solito, non capivo che stesse accadendo.
Era la prima volta, però, che mi si propinava dinanzi una situazione così singolarmente irreale.
Decisi di affacciarmi alla finestra, ma inorridì nel vedere, spostando la tenda, che fuori vi era il nulla assoluto, il paesaggio era bianco.
Pensando che fosse un'alluccinazione, provocata dallo stress, mi strofinai gli occhi, ma il paesaggio non mutò.
Bianco! Era tutto bianco!
Corsi ad aprire la porta della stanza, ma anche lì vi era un manto bianco.
Il corridoio, le altre stanze ... era il nulla assoluto.
- E' un Incubo! - Pensai, abbozzando un sorriso sarcastico.
Del resto non poteva essere altrimenti.
Qualcosa mi disse di chiamare il cane che, in teoria, doveva stare a destra di quel nulla.
- Ciocy ... - Dissi più forte che potevo, notando come fossa bassa la mia voce.
Come temevo non apparve neppura unamacchia nera, riconducibile a Lui.
Fischiai e la voce fu più forte, ma non fu tale da raggiungere il cane. Il paesaggio rimase immutato.
- Dimenticavo che è sordo. - Pensai cercare un nesso logico.
Ormai avevo recuperato completamente la lucidità, arrivando ad una conclusione che forse dovevo essermi addormentata, sfinita dallo sforzo.
Rimasi la porta aperta, come se stessi aspettando qualcuno, anche se sapevo che da quel nulla non sarebbe arrivato nulla.
Mi guardai ancora una volta intorno osservando il casino che avevo combinato. Era tutto un macello.
- La migliore delle mie crisi. - Pensai sarcastica.
Non sò quanto ci volle per capire la realtà di quella situazione.
Inizialmente pensai che il sogno stesse durando troppo, ma se stavo in un sogno, che ne sapevo dello scorrere reale del tempo?
In un secondo momento, cercai di addormentarmi, ma quando mi svegliavo nulla era cambiato.
Infine pensai che mettere in ordine avrebbe dato senso a quel sogno, tanto prima o poi, o per mezzo dei miei o io, mi sarei svegliata ugualmente.
Ma la cosa strana fu che, nonostante ci provassi, non riuscivo a toccare nulla, anzi, la oltrepassavo come fosse un fantasma.
Risi di nuovo sarcasticamente portandomi una mano alla fronte. Sembrava che, almeno me stessa, potessi toccarmi.
Era un sogno molto singolare. Peccato che, l'idea del sogno, fosse solo un illusione.
Il tempo sembrava passare lentamente, o meglio, sembrava essersi fermato del tutto.
Un'idea folle prese piede nella mia mente, ma, pensai, non aveva alcun fondamento.
- Mica sono Morta? - Mi chiesi in una domanda retorica.
Ma quella frase mi svelò il mistero di quel sogno.
Tutto ad un tratto la mia stanza era piena di gente. Per istinto andai alla finestra e tutto era come prima. Non ebbi bisogno di vedere il resto della casa, in mezzo a quel gruppo vi era anche Ciocy.
Tuttavia mi accorsi che la gente non poteva vedermi ne sentire la mia presenza.
Vidi i miei con un espressione indecifrabile.
Vidi molti volti attoniti ad osservare un punto del pavimento.
Due erano, a quel punto, le soluzioni: o stavo ancora sognando, oppure ero morta.
La seconda fu la verità.
A terra era riverso il mio stesso corpo in una posizione contorta, mentre una grossa macchia di sangue usciva dal collo.
Avevo gli occhi aperti, sgranati, e la bocca semi aperta.
Molte piume erano intorno, e sopra, al mio corpo, alcune erano macchiate di inchiostro rosso.
Il mio sguardo andò al letto di mio fratello: il cusciono era al suo posto. Voltai subito lo sguardo verso l'alto: il mio cuscino era semi-scuoiato.
- Che morte stupita ... - Dissi sarcastica abbozzando un sorriso amaro.
La verità era che, nella furia, avevo perso l'equilibrio. Così quella caduta mi fu fatale ...
Ancosa un punto mi è, ancora oggi, incerto. Appena fui consapevole della mia morte tutto divenne buio e l'unica cosa che mi ritrovai fra le mani fu questo foglio e questa penna.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 16 Dicembre 2009 09:20)


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