My Life
Il primo giorno dell’anno nuovo era cupo.
La signora Bredley nonostante il tempo non fosse dei migliori, uscì per andare dal parrucchiere, in tintoria per ritirare la pelliccia di volpe e dopodiché sarebbe andata a trovare sua figlia Michelle.
A volte la signora Bredley era petulante e irritante, ma nonostante questo tutti le volevano un gran bene.
Il parrucchiere era pieno di persone, tutte stressate per il cenone svolto la sera precedente, alcune signore di età ormai avanzata chiacchieravano indaffarate, mentre avevano la testa - totalmente coperta di bicodini – dentro il casco. Altre invece con la puzza sotto il naso, si limitavano a dare istruzioni precise su come volevano i capelli. La signora Bredley era una cliente fissa, e quindi la trattavano con un certo tono amichevole, e soprattutto erano felici perché la signora Bredley lasciava una bella mancia alle parrucchiere. Nonostante fosse sposata da ormai vent’anni, la signora Bredley amava suo marito proprio come il primo giorno in cui si conobbero, sotto il vischio di Natale a casa di alcuni amici. Una relazione frettolosa, seguita da un fulmineo matrimonio dal quale nacque Michelle, oramai giovane donna di venticinque anni. Michelle era la pupilla di suo padre, la amava oltre ogni limite e , ammetteva di averla viziata. Mentre per sua madre era una ragazza d’oro, una ragazza che meritava il meglio dalla vita. Laureatasi in letteratura moderna, insegnava in un liceo non poco distante da casa sua, aveva una vita sentimentale abbastanza movimentata grazie a John con il quale era fidanzata da quattro anni. Invece la signora Bredley era una semplice donna, una snob grazie al lavoro di suo marito, dal quale ricavava bei guadagni ogni mese. Lui era direttore di un’importantissima banca nazionale, spesso avevano ospiti a cena ed è proprio in una delle tante cene organizzate dalla madre, che Michelle conobbe John.
La signora bredley si tolse il cappotto grigio e lo ripose nell’attaccapanni, attaccò discorso con una giovane signora altolocata e quando venne il suo turno, si alzò e si diresse nella stanza apposita per fare lo shampoo.
Joy era la sua parrucchiera preferita, era gentile e dolce.
- Allora signora Bredley com’è andato il cenone di Capodanno?- Le chiese Joy mentre versava sui capelli della signora bredley prodotti specifici. La signora bredley fece una smorfia e poi rispose.
-Una vera faticaccia, mio marito ospita sempre persone a cena..e alla fine mi sono ritrovata con venti ospiti in più..si immagini come mi sono sentita persa in quel momento..ma mio marito è fatto così- Rispose la signora Bredley mentre si rilassava con il tocco delle dita di Joy sulla sua testa.
-.Si lo posso credere, ma lei ha saputo rimediare alla fine vero?-
-Oh si certo…in tanti anni ho sempre dovuto preparare cibo senza preavviso..mio marito invita chiunque a casa nostra, la cosa non mi dispiace però vorrei avere il preavviso- Disse lei ridendo, in fondo era simpatica per essere una snob.
-Venga si accomodi su questa sedia-
Appena uscita dal parrucchiere la signora Bredley aveva dei capelli perfetti, il problema era la pioggia che cadeva dalla mattina, senza esitare di fermarsi. Chiamò così un taxi e si fece portare alla tintoria.
Anche lì la signora Bredley era conosciuta con una certa simpatia, lasciava mance ovunque.
Entrò nella tintoria invasa dal fumo del ferro da stiro, e da i mille sacchi trasparenti contenenti abiti di persone altrui. Eva che era una donna sulla quarantina, le sorrideva sempre facendo qualche battutina.
- Non sa quanta fatica ci è costata togliere quella macchia dalla sua pelliccia- Disse Eva sottovoce, la signora bredley rise.
-E’ per questo che la pago Eva…altrimenti potrei farmelo benissimo da sola non crede?- Disse la signora Bredley ridendo, Eva arrossì e poi andò a prenderle la pelliccia.
Pagò il conto ed anche quella era fatta.
Michelle se ne stava in terrazzo, seduta sulla poltroncina di vimini leggendo uno dei tanti libri che possedeva . Sorseggiava elegantemente una tazza di caffè fumante, quel giorno non doveva andare a lavoro e si era concessa qualche ora di relax. I suoi occhi azzurri scorrevano veloci sulle pagine ingiallite del libro, che dallo stato sembrava consumato, infatti non si accorse dell’arrivo di sua madre. Sentì il motore di una macchina fermarsi nel suo giardino, così si alzò dalla sedia e ripose il libro sul tavolino dove c’era già la tazza di caffè consumata. Un'altra visita di sua madre pensò Michelle, in quei mesi era diventata insopportabile e Michelle non la reggeva.
Era stressata e il suo lavoro non gli piaceva più.
Tutti quegli anni chiusa in casa con la testa sui libri, le avevano proibito di fare qualsiasi esperienza con i propri amici, non che ne avesse tanti ma loro rispetto a lei , qualche volta si concedevano una serata libera per divertirsi, come normale che sia nell’adolescenza. In pratica Michelle, non avrebbe mai voluto intraprendere quell’indirizzo, ma doveva per suo padre e sua madre… lei voleva fare l’archeologa , quello era il suo sogno. Ora, a venticinque anni si ritrovava a sentirsi una donna ormai vissuta, con un lavoro noioso e un fidanzato che a malapena si preoccupava di lei.
Più che un rapporto d’amore , sembrava fosse un rapporto di convenienza. Jhon faceva comodo a Michelle e lei altrettanto a Jhon.
Michelle ormai da mesi, aveva deciso di prendersi un anno sabatico e decidere cosa fare della sua vita. Basta, non ne poteva più di insegnare non era la sua reale aspirazione. Non se ne importava se avrebbe deluso i suoi genitori, in gioco c’era la sua vita e la sua felicità e in un modo o nell’altro loro avrebbero compreso.
- Michelle cara…dove sei?-
La voce di sua madre le riecheggiò nella testa, avrebbe voluto accantonare per un momento la falsità che doveva adoperare con lei, ma non era ancora il momento pensò.
-Mamma sono in terrazzo..raggiungimi tu- Rispose Michelle con il solito tono rassegnato, era abituata alla civetteria di sua madre, sempre indaffarata per far filare tutto liscio, sempre attenta a non far notare nessuno scandalo sulla sua famiglia. Michelle si sedette di nuovo sulla poltroncina in attesa che sua madre la raggiungesse, e pensò che andarsene per un po’ sarebbe stata la cosa migliore da fare.
- Oh che fatica fare queste scale, per una donna vecchia come me poi – Rise e poi si sedette accanto a Michelle.
- Non dovevi venire mamma, non c’era bisogno credimi- Disse Michelle con un finto sorriso sulle labbra mentre dentro di sé voleva solamente essere lasciata in pace e dire a sua madre quello che pensava di lei.
- Tesoro lo sai che non mi piace che tu stia da sola tutto il giorno…anzi Jhon che fine ha fatto?-
Michelle sbuffò, poi si accese una sigaretta e guardò sua madre che aveva già l’espressione disgustata dalla puzza della sigaretta.. a Michelle piaceva far sentire sua madre a disagio.
-Uhm..doveva partecipare ad un concorso letterario credo-
- Oh..capisco, e non hai nessun programma per stasera?-
Michelle sapeva bene quella domanda cosa volesse dire. Perché non vieni a cena da noi..quello era il significato. Avrebbe anche potuto accontentarla, ma proprio non ce la faceva a fingere.
-In verità mamma… volevo riposarmi e starmene tranquilla da sola a casa – Disse con un tono acido, sua madre restò zitta e sorrise, ma Michelle sapeva che quella risposta l’aveva ferita.
-Si capisco… va bene come vuoi tu-
-Grazie mamma-
Per qualche istante nel terrazzo regnò il silenzio, rotto dal cinguettio degli uccellini..poi la signora Bredley parlò di nuovo.
- Michelle ci hai pensato a quella cosa che ti ho detto l’altro giorno?-
Michelle roteò gli occhi e poi scosse la testa.
-No e sai perché? Perché non ho nessuna intenzione di sposarmi e fare la tua fine- Disse arrabbiata, la signora bredley spalancò la bocca con aria sorpresa. Come aveva potuto dire una cosa del genere , ma Michelle non se ne importava.. non voleva ritrovarsi a trent’anni, infelice e magari con qualche marmocchio da accudire.
- Michelle non hai nessun pretesto per dire ciò… io ho sacrificato la mia vita per trasformare la nostra famiglia in quella che è oggi. E soprattutto se avessi deciso di vivere la mia vita..tu non saresti qui. Sei parecchio ingrata- Disse alzandosi e piangendo.
Michelle diede un altro tiro alla sigaretta, poi la spense e si alzò.
- Appunto.. perché vuoi che sia infelice quando potrei essere felice?-
- Michelle, John è un caro ragazzo e lui ti ama.. credi che lui non voglia avere una famiglia con te?-
- Cosa c’è…John questa volta non è venuto a confidarsi con te? Non ti ha detto che siamo in crisi?- Disse Michelle divertita.
John si confidava con la madre di Michelle da quando era fidanzato con sua figlia e lei trovava questa cosa profondamente stupida.
- In crisi? Tu ami John…come puoi essere in crisi con lui?-
- Sei presuntuosa..io non sono più sicura dei miei sentimenti per lui… credo che per me sia solo un amico ormai-
La signora Bredley prese la sua borsa e arrabbiata se ne andò.
Michelle si lasciò cadere sulla poltroncina e si accese un'altra sigaretta.
Le parole di sua madre le ronzavano in testa, come un assillante pensiero.
Non le aveva detto tutto quello che pensava..ma qualcosa l’aveva detto.
L’unica cosa che voleva fare in quell’istante era dormire.
Sua madre era troppo stupida ed egocentrica per capire che sua figlia , ormai da anni era depressa e che prendeva antidepressivi. Ogni volta che andava a cena dai suoi genitori, aveva uno sguardo vuoto e nessuno si preoccupava di domandarle come stava..tanto per loro lei era felice così. La sua vita era uno schifo.. non aveva più nessuna voglia di vivere.
Aveva pensato tantissime volte al suicidio..ma era troppo vigliacca per uccidersi.
Insomma.. non trovava una via d’uscita.
John l’aveva tradita parecchie volte, quando la sera tornava a casa, aveva sempre un profumo nuovo sul suo corpo..il profumo di una puttana pensava lei. Ma non le importava..non amava John . Lui era solo un altro tassello che sua madre aveva inserito nella sua vita..così da poter essere sicura che sua figlia fosse perfetta e felice.
Ma non lo era..non desiderava la vita che sua madre si era prefissa.
Michelle andò in cucina, e prese dal frigo una bottiglia di vino.
- Ottimo questo è sicuramente buono- Disse vedendo l’etichetta del vino invecchiato di venti anni. Poi andò in camera da letto e prese dal suo comodino gli antidepressivi.
Si mise in bocca cinque pillole e poi velocemente bevve il vino dalla bottiglia.
Quello era un modo indolore per sfuggire alla realtà. Si mise sul divano e mentre pensava alla sua vita, beveva senza sosta piangendo silenziosamente.
Era ormai sera inoltrata, quando John rientrò in casa.
Vide Michelle sul divano addormentata, con la bottiglia vuota di vino per terra. Un'altra volta pensò John. Ormai erano mesi che la trovava in quelle condizioni. Si era stancato di lei..nonostante provasse ancora un briciolo d’amore nei suoi confronti. Raccolse la bottiglia da terra e la buttò nella spazzatura. Poi prese Michelle in braccio e la portò in camera da letto, adagiandola sul loro letto.
- Ma..che ore sono?- Chiese Michelle svegliandosi confusa..guardò John togliersi la cravatta e poi si stese di nuovo sul cuscino. Le girava la testa e vedeva ombrato.
- Saranno le due del mattino..ma ora riposati..sei ubriaca- Disse con un tono scocciato..e Michelle nonostante non capisse niente di quello che diceva, intuì che anche John si era stancato di lei.
- Potresti portarmi un bicchiere d’acqua?-
- -Si ovvio..aspettami qui- Disse uscendo dalla stanza, Michelle si stropicciò gli occhi e poi lentamente si alzò dal letto. Andò ad annusare la giacca di John..e nuovamente si rese conto che l’aveva tradita con una delle tante prostitute. Michelle si inventava mille scuse la sera, quando John voleva stare assieme a lei.. evidentemente si era stufato ed era comprensibile.
- Ecco tieni-
- -Grazie-
- Bevve l’acqua e poi si accese una sigaretta. Si sedette a gambe incrociate sul letto, ed osservava John mentre si spogliava. John era un bel ragazzo..questo era vero.
- Dove sei stato John?- Chise Michelle all’improvviso..ed anche se lui era girato Michelle capì che era in difficoltà.
- -Uhm..ecco..ti avevo detto che sarei andato ad un concorso letterario vero?..e poi siamo andati a cenare fuori..sai cose tra amici- Disse con tono poco convinto… Michelle diede un tiro alla sigaretta e poi rise.
- - John.. credi che io sia stupida? Ecco a me puoi dire la verità..non mi arrabbio- Disse divertita..era ancora un po’ brilla.
- - C..cosa vuoi dire Michelle?-
Michelle spense la sigaretta e poi si avvicinò a John.
- Tu vai a puttane vero?-
La faccia di John diventò rossa pomodoro e non sapeva cosa dirle. Di certo non si aspettava che lei lo sapesse.
- Non puoi farmene una colpa… sei tu che ti rifiuti ogni volta che voglio stare con te- Disse quasi accusandola..Michelle annuì.
-Si è vero… sai credo sia arrivato il momento di finirla qui. Insomma io non ti amo più e nemmeno tu- Disse lei calma.. desiderava dirlo da tantissimo tempo ormai. John annuì.
-Si.. è vero. Ma non so come la prenderà tua madre-
- Lei non si deve impicciare nella mia vita…se proprio ci tieni stai con lei- Disse ridendo, John le diede uno schiaffone.
-Sei pazzo?- Disse Michelle toccandosi la guancia rossa.
-Ti stai uccidendo con le tue mani..la devi smettere di prendere quelle pillole. Farai soffrire tuo padre e tua madre…vuoi capire che così non sarai mai felice? Credi che restando a casa a bere vino ti risolva la vita? Vuoi essere felice? Questa non è la via giusta per esserlo-
Michelle sapeva che diceva la verità, ma era troppo orgoglioso per ammetterlo.
- Tu non sai cosa sto passando ok? Quindi risparmiami le tue sciocche prediche-
- Si alzò dal letto , prese il suo trolley.
- Velocemente ci mise tutto quello che le occorreva, poi si vestì e scese in cucina. John la rincorse dalla scale.
-Dove vuoi andare?-
- Non lo so..ma come hai detto tu.. devo fare qualcosa per uscire da questo baratro giusto?-
- Scappando non si risolve nulla-
- Da domani inizierò una nuova vita.. e vedrai chi sarà l’infelice- Disse lei arrabbiata, prese poi le chiavi della sua macchina, e consapevole di quello che stava facendo, mise in moto e partì.
Non sapeva ancora dove andare né cosa fare. Ma era l’unica cosa che poteva tentare.
Secondo Capitolo
Sono scappata dalla mia vita!
E’ vero, ho guidato per due ore verso una meta ancora sconosciuta.
Mi fermai in un autogrill per comprare un pacchetto di sigarette e una bottiglia di vino, avevo le gambe indolenzite e mi scoppiava la testa. Sicuramente non avevo un aspetto elegante, i capelli scompigliati dal vento, i jeans sporchi e il top nero mi facevano sembrare una che viveva per strada, una persona che non aveva nulla.
Non avevo molti soldi liquidi con me, ma bastavano per quello che volevo comperare.
Entrai nell’autogrill, la forte luce mi fece chiudere per qualche istante gli occhi , poi li riaprì cercando di riprendere il controllo. Camminai per gli scaffali in cerca di vino, mentre il proprietario del negozio mi fissava dubbioso.
Finalmente trovai il vino che tanto mi piaceva, lo presi lentamente e poi mi diressi verso la cassa. Poggiai la bottiglia sul bancone e poi presi i soldi dalla tasca del jeans.
- Vorrei anche un pacchetto di sigarette…le più buone grazie- Dissi timidamente, sicuramente pensava che io fossi una drogata o qualcosa del genere, ma se solo mi avesse vista prima quando avevo una casa perfetta, abiti puliti e una vita invidiabile per molti. Comunque non mi disse niente, si girò e prese le sigarette.
Il clima non era uno dei migliori.
Mi sedetti sul cofano della macchina e accessi una sigaretta.
Erano le cinque del mattino, e io mi trovavo a migliaia di chilometri da casa. Fuggita come una vigliacca pensai, mentre bevevo qualche sorso di vino. Non avevo pianificato questa fuga e forse non ne avrei nemmeno avuto il coraggio. Ma dovevo farlo. So che scappare è un comportamento vigliacco, ma forse nel mio caso scappare era l’unica soluzione. Fissai per qualche istante il sole che poco a poco stava sorgendo..un nuovo giorno era arrivato. E proprio in questo giorno avrei cambiato la mia vita, come avevo promesso a John.
Entrai nella macchina e senza pensarci due volte ripresi il mio viaggio.
Mi trovavo lontana da Los Angeles. Mentre guidavo mi ricordai di mio cugino Larry che viveva a San Diego..forse era la meta giusta per iniziare. Ma il solo pensiero di raccontare i miei problemi a Larry mi fece sorgere qualche dubbio. Non avevo nessuno su cui contare se non me. E quindi decisi di andare a San Diego e dire a Larry che ero in vacanza e che avevo pensato di andarlo a trovare. Questa era un ottima scusa.
Mentre guidavo, ripensai alla discussione con John, lui pensava che io ero una sciocca e che non ero abbastanza forte per superare il mio problema, non aveva capito che mia madre mi aveva rovinato la vita, se avessi avuto la possibilità di decidere per il mio futuro magari ora non mi troverai su un autostrada verso San Diego. Ma il destino ha voluto questo. Ero ancora giovane, avrei potuto trovare un lavoro che mi piacesse, un piccolo appartamento e magari un gruppo di amici con cui uscire nei week-end. Non chiedevo poi così tanto.
Quando tornai con la mente al mio viaggio, vidi i cartelli che indicavano pochi chilometri a San Diego. Prima di andare da Larry però, dovevo cambiarmi e farmi una doccia.
Così mi fermai in un piccolo paese, e affittai una camera d’albergo.
Ora che ero stesa su un letto, le ore di guida si facevano sentire e infatti mi addormentai.
Poche ore dopo mi svegliai, più lucida e carica. Presi un aspirina e poi andai a farmi la doccia.
Mentre l’acqua mi scivolava sul corpo, chiusi gli occhi, ed in quel momento dentro di me, sentivo di essere forte e che potevo farcela. Presi il trolley e cercai un vestito decente.
Mi vestì e mi pettinai accuratamente, presi tutte le mie cose e lasciai la camera, anche se l’avevo pagata per una notte.
Ripresi il cammino e dopo meno di un ora arrivai a San Diego.
Non era niente male, avevo sempre pensato che fosse una città butta e insignificante..ma non lo era più della mia vita. Il posto giusto per la persona giusta pensai. Era una bella città, tranquilla e ordinata. Mi sentivo stranamente a casa lì, anche se le uniche volte in cui visitai Sa Diego ero una bambina. Mia madre diceva che San Diego era per le persone povere..si sbagliava di grosso.
Il problema comunque il quel momento, era rintracciare Larry.
Da piccoli giocavamo sempre insieme.
Presi la mia agendina dalla borsa e cercai speranzosa il suo numero. E lo trovai.
Mi avvicinai ad un telefono pubblico e frettolosamente composi il suo numero.
- Larry?- Dissi timidamente, non essendo sicura che si ricordasse di me.
- Si sono Larry…ma lei chi è?-
- Larry sono Michelle..tua cugina- Dissi ridendo, in quel momento mi scappò una risata.
- Michelle? Oddio da quanto non ci sentiamo.. e dimmi come mai mi hai cercato?-
Ovviamente era una domanda lecita e così risposi come avevo programmato poche ore prima.
-Oh si giusto che sciocca, vedi sono venuta a San Diego per un impegno di lavoro e ho pensato di venirti a trovare..ma non ricordo il tuo indirizzo. E’ da tempo che non ci sentivamo- Dissi con tono sicuro e deciso. Lui rise.
-Beh si hai ragione.. sei fortunata perché proprio oggi devo partire per San Francisco- Disse dispiaciuto. A quelle parole tutto il mio coraggio svanì.. cosa avrei fatto a San Diego da sola?
-Oh.. allora se non hai tempo non preoccuparti. Capisco- Dissi dispiaciuta, lui si affrettò subito a dire di no.
- Michelle ho il volo alle nove. Ho tutta la mattina e il pomeriggio per incontrarti-
- Ah bene..allora dimmi tu dove posso raggiungerti- Dissi con finto tono sereno.
Come accordato alle due ci ritrovammo a casa sua.
Era un bellissimo appartamento e poi era una via tranquilla.
Lui era cambiato tantissimo, da piccolo era occhialuto e aveva i brufoli sulla faccia.. ma ora era diventato molto alto e soprattutto molto carino. Mi abbracciò e poi mi fece accomodare in casa. Avevo ancora mal di testa, ma cercai di mascherarlo. Non volevo che sospettasse nulla.
- Non sai quanto sono contento di vederti- Disse lui portando un vassoio con due tazze di caffè, poi si sedette di fronte a me e mi diede la tazza.
-Mi sono detta, perché non andare a trovare Larry?- Dissi sorridendo, poi bevvi il caffè..mi ci voleva proprio.
-E dimmi, quale incarico ti ha portata qui a San Diego?-
Non mi aspettavo quella domanda e infatti non sapevo cosa rispondere.
All’improvviso mi venne voglia di raccontargli tutto..magari mi avrebbe aiutata. Ma poi pensai che sarebbe stato peggio. Lui mi aveva sempre vista forte.
- Oh soliti impegni scolastici. Dovevo…ehm..presentare …il mio libro si- Dissi senza pensarci.. che avevo detto? Mi ero rovinata.
- Oh la mia cuginetta ha scritto un libro? Che bello..ho sempre pensato che prima o poi l’avresti fatto sai?-
- Ah si?- Dissi sorridendo, lui annuì e poi portò via il vassoio con le tazze.
Mi alzai, dovevo andarmene. Altrimenti mi avrebbe chiesto i dettagli.
- Devi andare ?- Mi chiese lui tornando dalla cucina, io mi girai di scatto.
- Ehm..no veramente-
In quel momento mi salirono le lacrime agli occhi, cercai di non sbattere le ciglia per non piangere. Ma fù invano. Le lacrime mi scivolarono sul viso e Larry preoccupato si avvicinò a me.
-Michelle perché piangi?-
Lo guardai e poi affondai il mio viso sul suo petto.
Lui mi strinse forte e poi mi sussurò che era tutto apposto.
No. Non lo era per niente.
-Oddio scusami… sicuramente penserai che sono pazza o qualcosa del genere-
Larry accennò un sorriso .
-No assolutamente. C’è qualcosa di cui vuoi parlare? Se hai qualche problema vorrei aiutarti- Disse dolcemente. Ecco perché stavo sempre assieme a lui. Mi ascoltava e mi confortava nel momento del bisogno.
Fuori era ormai sera, erano trascorse molte ore da quando incominciai a raccontare la mia vita a Larry. Lui mi ascoltò per tanto tempo, poi mi fece una proposta.
k
- Se vuoi puoi rimanere qui mentre io sono a San Francisco. Per me non ci sono problemi-
- Sei gentile, ma così mi sento a disagio. Non voglio disturbarti- Dissi con voce tremante.
- Michelle non ti negherei mai un aiuto.. anzi mi faresti sentire male se non accettassi-
- E’ che non so nemmeno io cosa fare, da dove iniziare- Dissi sentendo di nuovo il nodo in gola, ma questa volta non piansi.
- Per cominciare sistemati qui..da me. Mi faresti contento..almeno avrei compagnia. Poi appena tornerò da San Francisco..ti aiuterò io- Disse sorridendo, io ricambiai e poi lo abbracciai.
Era così buono e gentile.
Accettai.
-Sono contento.. e mi dispiace partire, ma il mio capo mi ammazza se non ci vado- Disse mentre portava fuori la sua valigia.
- Larry non devi preoccuparti, è già tanto che mi hai ospitato qui..è poi sarà solo per una settimana..saprò cavarmela da sola- Dissi sorridendo, lui annuì con la testa e poi mi baciò la fronte.
Guardai la sua auto allontanarsi, poi chiusi la porta e piansi.
Da ora incominciava la mia vita, non sapevo cosa avrei fatto e soprattutto da dove avrei iniziato.
Ma con la forza che mi aveva inculcato Larry sentivo di potercela fare.
Controllai il mio cellulare, come immaginavo mia madre mia aveva chiamata.
John , il solito ficcanaso, il tappetino di mia madre.
Poi ascoltai la segreteria.
“ Tesoro ma dove sei? Perfavore chiamaci appena puoi io e tuo padre siamo preoccupati”
“ Michelle abbi almeno la decenza di chiamare i tuoi genitori..non meritano questo tuo comportamento.. e comunque l’unica colpevole della nostra rottura sei unicamente tu”
Rimasi qualche istante in silenzio, dopo aver ascoltato i messaggi di John e di mia madre.
- D a oggi voi siete il mio passato- Buttai la scheda telefonica nel cestino, e poi mi addormentai. Sentivo che tutto sarebbe andato per il verso giusto, lo sapevo e avrei fatto tutto il possibile per far sì che accadesse.
La storia è a capitoli!


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